Endometriosi e Leggi

Progetti didattici

Liceo Scientifico Statale Filippo Lussana - Bergamo - maggio 2017

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Liceo Scientifico Statale Filippo Lussana - Bergamo - febbraio,marzo 2016

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Istituto Magistrale Gaetana Agnesi - Milano - giugno 2015

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Liceo linguistico W. Shakespeare - Crema 13 maggio 2015

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Incontri e Conferenze

ENDOMETRIOSI - Dalla ricerca nuove prospettive per comprendere la malattia

congresso 20170127 180Endometriosi. Una malattia talora devastante che colpisce 176 milioni di donne nel mondo. Una malattia che coinvolge, negativamente, tanti aspetti della vita della donna. Una malattia che ha impegnato per anni, e tuttora impegna, moltissimi ricercatori e clinici. Una malattia che ancora oggi, però, viene definita come “enigmatica”. In questo convegno vogliamo tentare di capire.

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L’ENDOMETRIOSI: MALATTIA SOCIALE? - 30 Aprile 2016 Torino

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AOGOI 24 Ottobre 2015 - EXPO Milano

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AOGOI 20-21 Novembre 2014 - Bergamo

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Scanzorosciate: Ændo e Sichig

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Articoli ÆNDO PDF Stampa E-mail
Indice
Articoli ÆNDO
- La Crioconservazione del tessuto ovarico: la preservazione della fertilità nella donna affetta da endometriosi
- SICHIG, Il modello della paziente adolescente, Bergamo 7/8 marzo 2014
- Attualità nella ricerca di base sul dolore; intervento in occasione del convegno a Roma, prima MWM, 13 marzo 2014
- SEGI, Qualità di vita nelle resezioni laparoscopiche a livellodel sigma-retto per endometriosi profonda:il punto di vista delle pazienti prima e dopo l’intervento.
- SEGI Crioconservazione preventiva. Fertilità eterna? – P. Viganò
- Endometriosi e gravidanza - Paola Viganò
- Il paziente cronico: la Lombardia se ne prende cura di Alina Migliori
Tutte le pagine

 

In questa sezione vengono raccolti articoli scritti per la nostra associazione, gli interventi presentati nel corso di convegni scientifici e seminari.

Gli autori sono medici e ricercatori.

 


 

"La Crioconservazione del tessuto ovarico: la preservazione della fertilità nella donna affetta da endometriosi"

 

Le capacità funzionali dell’ovaio si riducono progressivamente nel tempo, in particolare dopo  i 37 anni di età. Si aggiunge che in 1 donna su 100 si verifica inspiegabilmente una menopausa precoce prima dei 40 anni (Premature Ovarian Failure). Essendo stato  dimostrato che una condizione di ipofertilità compare circa 13 anni prima dell’evento finale della menopausa, si può affermare che 1 donna su 100 presenta un’alterata fertilità già a 32 anni.

Esistono inoltre numerose patologie che possono influenzare la funzione riproduttiva della donna: malattie sistemiche (genetiche, infiammatorie, autoimmunitarie, neoplasie…) e patologie che colpiscono specificatamente  l’apparato genitale : miomi uterini, cisti ovariche, infezioni pelviche, sindromi aderenziali o malattie croniche infiammatorie come l’endometriosi . Questa patologia colpisce più del 10% delle donne in età riproduttiva e circa il 30% risulta affetta da infertilità. Viceversa il 50% delle donne che si rivolgono ad un Centro di Procreazione Assistita risulta affetta da endometriosi.

L’endometriosi causa infiammazione, aderenze tubo-ovariche o entero-genitali, può potenzialmente svilupparsi in qualsiasi distretto corporeo, ma gli organi più colpiti sono le ovaie (50% dei casi) dove forma cisti  delle più svariate dimensioni.
L’endometriosi è una malattia cronica recidivante: causando dolori, interferisce con la vita di coppia e può richiedere nel corso della vita molteplici interventi chirurgici.

Le pazienti che si sottopongono a trattamento chirurgico per cisti endometriosiche mono o bilaterali vengono informate del potenziale rischio di andare incontro ad una Premature Ovarian Failure (stimata nell’ordine del 2% nelle donne con malattia di entrambe le ovaie).

La Divisione di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, diretta dal Prof. Massimo Candiani, è da anni un centro per la cura dell’endometriosi e si è resa promotrice di un progetto di preservazione della fertilità anche nelle donne affette da endometriosi.

Tale progetto prevede non solo la crioconservazione di ovociti o di embrioni , ottenuti da tecniche di fecondazione assistita, ma anche la crioconservazione del tessuto ovarico.

Tale procedura viene realizzata durante l’intervento chirurgico, già indicato per la cura dell’endometriosi, in donne al di sotto dei 37 anni di età, nullipare.

La crioconservazione del tessuto ovarico offre il vantaggio di non richiedere stimolazioni ormonali, nè la presenza di un partner e di congelare infine follicoli che presentano un’età corrispondente a quella della donna in cui viene eseguito il prelievo. Il nascituro presenterà pertanto un profilo di rischio di malattie cromosomiche corrispondenti all’età della mamma al momento del prelievo e non all’età della donna al momento del l’impianto tissutale.

La tecnica chirurgica consiste nel prelievo di un frammento di corticale ovarica, di circa 1 cm, durante l’intervento laparoscopico e il suo successivo congelamento e conservazione nel tempo nella nostra biobanca tessutale.  Non sono stati descritti limiti  per la durata della conservazione.

Su richiesta della donna, i frammenti vengono scongelati e successivamente trapiantati , tramite intervento laparoscopico,  nella loro sede d’origine (trapianto ortotopico) a livello della fossetta ovarica o dell’ovaio residuo permettendo la ripresa della funzionalità ovarica, in alcuni casi, la possibilità di concepimenti spontanei o più frequentemente dopo stimolazione ovarica, ricorrendo dunque a tecniche di Fecondazione Assistita.

Nonostante la crioconservazione del tessuto ovario sia una procedura da ritenersi attualmente sperimentale, il primo bambino nato da autotrapianto di tessuto ovarico congelato è stato riportato nel 2004 dal gruppo del Prof Donnez a Bruxelles e attualmente si parla di un tasso di gravidanza del 18% dopo reimpianto di tessuto ovarico.

 

Se il trapianto viene eseguito in sedi diverse dall’ovaio (utero, rene, parete addominale, sottocute dell’avambraccio) si parla di trapianto eterotopico e questa procedura è maggiormente finalizzata alla produzione ormonale.

Un’altra linea di ricerca coinvolge la maturazione in vitro dei follicoli prelevati dal tessuto ovario. Ricerche scientifiche sono in atto ed è probabile che la maturazione in vitro dei follicoli dal tessuto prelevato sarà possibile in un prossimo futuro, evitando così la necessità di trapiantare nella donna il suo tessuto.


CONTATTI:

ambulatorio.endometriosi@hsr.it

Centro per la cura dell’endometriosi
(ambulatori mercoledì e giovedì, per prenotazione  tel 02.2643.6820)

STAFF CHIRURGICA:
Prof M Candiani, Dr S Ferrari, Dr E Garavaglia, Dr P Giardina

STAFF BIOLOGI:
Dr P Viganò, Dr L Corti, Dr L Pagliardini

STAFF ANATOMIA PATOLOGICA:
DR GL Taccagni

 


 

 "Sono lieto di invitarvi al Convegno “ENDOMETRIOSI: PATOLOGIA, CLINICA ED IMPATTO SOCIALE” promosso dalla Società Italiana di
Chirurgia Ginecologica che si svolgerà nei giorni 7-8 marzo 2014, presso il Centro Congressi Giovanni XXIII della città di Bergamo.
Questo convegno rappresenta una singolare opportunità per approfondire lo stato dell’arte, le conoscenze biologiche e le esperienze cliniche relative ad una patologia cronica e invalidante che interessa milioni di donne. Questa malattia si manifesta frequentemente
in giovane età con gravi ripercussioni sulla fertilità, sulle relazioni sociali e sulla qualità di vita della donna. La presenza di
esperti delle diverse discipline contribuirà ad aumentare la nostre conoscenze cliniche e ad alimentare la collaborazione degli specialisti nell’ambito di una patologia complessa e variegata. L’endometriosi è una malattia di straordinario interesse clinico, scientifico e sociale
la cui gestione è spesso ritenuta difficile per la presenza di dati controversi e di comportamenti clinici talora discordanti.
Durante i lavori avremo la possibilità di confrontarci con le rappresentanze delle Associazioni di Pazienti e con Colleghi esperti di Chirurgia e di Medicina della Riproduzione, in un clima dedicato allo studio della malattia endometriosica. Questo incontro offre l’opportunità di visitare Bergamo, una delle città italiane d’arte e cultura il cui nucleo è ancora oggi circondato dalle sue mura antiche, mantenendo intatto l’ aspetto originale nel corso dei secoli." L. Frigerio

 

A Bergamo, I giorni 7 e 8 marzo 2014, in occasione del
Convegno Nazionale
Società Italiana di Chirurgia Ginecologica SICHIG

"ENDOMETRIOSI: PATOLOGIA, CLINICA ED IMPATTO SOCIALE”

nel corso della III sezione
presidente: M.Candiani
Moderatori:P.Beretta, G.L.Riboldi

L’endometriosi:"Il modello della paziente adolescente" - Stefano Ferrari

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A Roma, in occasione della prima Million Woman March la

"Marcia delle Capitali Mondiali per l´Endometriosi 13-03-2014 durante la Settimana della Consapevolezza dell´Endometriosi"

Si è svolta nell'Aula Magna della Clinica di Ostetrica e Ginecologica dell'Università La Sapienza

Policlinico Umberto I
la conferenza dal titolo:

"Dolore : qualità, stili di vita"

ringraziando ancora: Errico Zupi,  Felice Petraglia e Pierluigi Benedetti Panici;

I relatori hanno affrontato temi importanti per i professionisti e per tutte le donne affette da Endometriosi:

- Attualità nella ricerca di base sul dolore: Paola Viganò
- Diagnostica clinica e strumentale: Caterina Exacoustos
- Management clinico: Maria Grazia Porpora
- Intervento di presentazione da parte delle Associazioni nazionali per le donne affette da Endometriosi:

A.I.E Associazione Italiana Endometriosi;

http://www.endoassoc.it

A.P.E Associazione Progetto Endometriosi;

http://www.apeonlus.com/

AE Associazione Endometriosi Friuli Venezia Giulia;

http://www.endometriosifvg.it/

Associazione Arianne;

http://www.associazionearianne.it/

AENDO Associazione Italiana Dolore Pelvico ed Endometriosi;

http://www.aendoassociazione.com

 

"Attualità nella ricerca di base sul dolore" Paola Viganò

L’endometriosi ha un impatto sulla qualità della vita simile a quello
di alcuni tumori e un impatto economico simile a quello deldiabete.
Si tratta di una patologia complessa, con una forte interazione tra
genetica e ambiente, il che rende complessa anche la ricerca di
target diagnostici e terapeutici.
I consigli clinici e sugli stili di vita non possono basarsi su deduzioni
ma su studi con ampie casistiche. L’infiammazione associata la rende una patologia sistemica.

 

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Qualità di vita nelle resezioni laparoscopiche a livello del sigma-retto per endometriosi profonda:

il punto di vista delle pazienti prima e dopo l’intervento.
 
Garavaglia Elisabetta, Inversetti Annalisa, Vignali Andrea, Cioffi Raffaella,  Giorgia Rebonato, Ferrari Stefano, Candiani Massimo

 

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IV MAIN SESSION:
ENDOMETRIOSI
PRESIDENTE: MICHELE VIGNALI

Infertilità ed endometriosi: si può migliorare?
Crioconservazione preventiva. Fertilità eterna? – P. Viganò

 

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Gli effetti dell’endometriosi sulla fertilità di una donna sono ben documentati, e si stima che circa il 50% delle donne affette da questa malattia abbia una ridotta fertilità, per cui spesso si deve ricorre a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), come l’inseminazione intrauterina e la fecondazione in vitro, per ottenere la gravidanza desiderata. Nonostante la maggior parte delle gravidanze ottenute da PMA abbiano un decorso fisiologico e portino alla nascita di un bambino perfettamente sano, sono comunque da considerare gravidanze più delicate rispetto a quelle ottenute naturalmente, con un rischio più alto di complicanze, come ipertensione, pre-eclampsia, ritardo di crescita fetale, e nascita prematura.

 

Nonostante ciò, in passato si pensava che la gravidanza potesse curare l’endometriosi, in quanto nella maggior parte delle donne affette da tale malattia, i sintomi scompaiono o si riducono nettamente durante la gravidanza e spesso anche durante l’allattamento. Oggi invece sappiamo che, nonostante i sintomi spariscano grazie alla particolare condizione ormonale, la gravidanza non è un vero trattamento a lungo termine per l’endometriosi. Infatti nella maggior parte dei casi, i sintomi ritornano dopo il parto o l’allattamento, mentre in alcune donne si ripresentano quando ancora gravide.

 

È lecito chiedersi cosa succeda al tessuto endometriosico durante la gravidanza. Ebbene, sotto l’azione di alti livelli di progesterone, esso va incontro ad un fenomeno conosciuto come “decidualizzazione”, ovvero la secrezione ghiandolare dell’epitelio, la vascolarizzazione e l’edema nel tessuto aumentano; questo è un processo che avviene in modo estremamente simile anche nell’endometrio eutopico all’inizio della gravidanza per permettere l’impianto dell’embrione. Questo fenomeno cambia a livello istologico ed ecografico il tessuto endometriosico, in rari casi rendendolo in apparenza simile a un tessuto maligno; inoltre, la donna con una cisti endometriosica ovarica (endometrioma) deve essere consapevole che la lesione potrebbe subire grandi cambiamenti; nella maggior parte dei casi l’endometrioma scompare o si riduce, in circa 1/3 dei casi rimane delle stesse dimensioni, e in alcuni casi, circa l’8%, aumenta, a volte rendendo necessari esami strumentali piu’ avanzati per differenziarlo da un possibile tumore maligno dell’ovaio.

 

Inoltre, in una donna affetta da endometriosi moderata o severa, in rarissimi casi, la gravidanza potrebbe predisporla ad eventi potenzialmente fatali, per cui spesso è necessario intervenire chirurgicamente, come nel caso di perforazione intestinale o rottura di un endometrioma. Questi eventi possono essere spiegati principalmente da tre motivi; innanzitutto, l’infiammazione cronica causata dall’endometriosi rende i tessuti e i vasi sanguigni piu’ friabili; in secondo luogo l’intrusione del tessuto endometriosico decidualizzato all’interno dei vasi e delle strutture anatomiche puo’ causare un aumento di pressione, predisponendoli alla rottura. Inoltre aderenze pre-esistenti, tipiche dell’endometriosi, possono causare trazione sulle strutture circostanti quando l’utero cresce di dimensioni. Bisogna comunque tenere bene in mente che questi sono eventi eccezionalmente rari e imprevedibili, per cui controlli aggiuntivi rispetto al normale non sono raccomandati, come non sono giustificate procedure chirurgiche profilattiche per ridurre il rischio di tali complicanze.

 

Per quanto riguarda invece l’influenza che puo’ avere l’endometriosi sul decorso della gravidanza, non si puo’ dire quasi nulla con certezza, nonostante numerosi studi siano stati svolti negli ultimi anni. Le complicanze ostetriche indagate e i risultati ottenuti sono i seguenti:

- Placenta previa: definita come una placenta inserita a livello del segmento uterino inferiore, predisponendo la donna ad emorragie nel terzo trimestre della gravidanza. È l’unica complicanza che è stata dimostrata essere associata all’endometriosi ed è probabilmente causata da un’anomalia della frequenza e dell’ampiezza delle contrazioni uterine nelle donne con endometriosi.

- Emoperitoneo spontaneo: sembra esserci un link tra una la fecondazione in vitro nelle donne con endometriosi e l’occorrenza e severità di emoperitoneo spontaneo in gravidanza; l’emoperitoneo è la presenza di sangue libero in addome, che nel caso di donne affette da endometriosi è causato in gravidanza dalla decidualizzazione delle lesioni endometriosiche e dal loro sanguinamento. È un evento molto pericoloso sia per la madre che per il feto, ma estremamente raro.

- Parto mediante taglio cesareo: la maggior parte degli studi ha trovato un’associazione tra endometriosi e aumentata frequenza di parto con taglio cesareo, anche se l’indicazione principale all’intervento non era specificata in molti casi e in diversi studi erano incluse anche pazienti con una gravidanza da PMA. È possibile quindi che l’associazione trovata non sia reale, ma dovuta ad altri fattori e non all’endometriosi per sè.

- Aborto spontaneo: definito come la perdita della gravidanza prima della ventesima settimana; alcuni studi hanno dimostrato l’esistenza di un’associazione tra endometriosi ed un rischio aumentato di aborto spontaneo, mentre altre ricerche non hanno trovato alcuna associazione.

- Parto pretermine: è possibile che l’ambiente infiammatorio causato dall’endometriosi influenzi l’interazione tra placenta ed endometrio, portando ad un aumentato rischio di nascita prematura. Nonostante questo, dagli studi svolti finora non è possibile affermare con certezza che esista effettivamente un’associazione tra endometriosi parto pretermine.

- Bambini SGA (small for gestational age): sono quei bambini che alla nascita hanno un peso inferiore a quanto ci si aspettasse. Anche in questo caso potrebbe esserci un’associazione, ma gli studi svolti finora hanno ottenuto dati controversi.

Non è invece stata trovata ad oggi alcuna associazione tra endometriosi e ipertensione gestazionale, pre-eclampsia e diabete mellito gestazionale.

Alla luce delle conoscenze che si stanno via via accumulano, le donne affette da endometriosi desiderose di intraprendere una gravidanza dovrebbero essere informate delle possibili complicanze ed essere seguite presso un centro specializzato, soprattutto se si sono affidate a tecniche di procreazione assistita. Detto cio’, le donne con endometriosi possono comunque vivere la loro gravidanza serenamente, in quanto le complicanze strettamente legate all’endometriosi sono eventi rari e non esistono ad oggi prove sufficienti che la malattia sia associata ad esiti ostetrici sfavorevoli.

 


 

Giovedì 19 ottobre 2017 si è svolto presso il Palazzo Lombardia, a Milano, nell’Auditorium Giovanni Testori, il congresso:

IL PAZIENTE CRONICO: LA LOMBARDIA SE NE PRENDE CURA

Il congresso si è svolto in due sessioni, le prime due tavole rotonde al mattino, una terza il pomeriggio.

Nella prima TAVOLA ROTONDA “I principali attori del percorso di presa in carico” moderato da Giovanni Daverio, Regione Lombardia, Discussant Francesco Longo, Cergas Bocconi:

 

- Carlo Nicora, ASST Papa Giovanni XXIII

- Marco Bosio, ATS Milano Città Metropolitana

- Antonio Monteleone, Associazione Gestori Servizi sociosanitari e cure Post Intensive Lombardia

- Dario Beretta, Associazione Italiana Ospedalità Privata

- Davide Lauri, Cooperativa Medici Milano Centro

- Annarosa Racca, Federfarma Lombardia

- Beatrice Mazzoleni, Federazione nazionale IPASVI

 

Sono intervenuti alla seconda TAVOLA ROTONDA “Il PAI e il Set di riferimento: il punto di vista dei professionisti” Moderatore Sergio Harari, Ospedale San Giuseppe – MultiMedica, Discussant Luca Merlino, Regione Lombardia:

 

- Patrizia Ruggeri, Associazione Medici Diabetologi

- Fabrizio Oliva, Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri

- Gabriella Farina, Associazione Italiana di Oncologia Medica

- Fabrizio Colombo, Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti

- Elio Clemente Agostoni, Società Italiana di Neurologia

 

ha concluso la sessione mattutina nel descrivere “Lo sviluppo della sanità futura: migliorare l’eccellenza”, il Presidente Regione Lombardia Roberto Maroni.

 

Nella terza TAVOLA ROTONDA “Vantaggi e benefici del percorso di cura” moderata da Costantino Muscau, Giornalista professionista, sono intervenuti:

 

- Walter Ricciardi, Istituto Superiore di Sanità

- Silvio Garattini, Istituto Mario Negri

- Girolamo Sirchia, ex Ministro della Sanità

- Davide Croce, Università Carlo Cattaneo - LIUC

- Fiorenzo Corti, Vice Segretario Nazionale Fimmg

 

ha concluso i lavori Giulio Gallera, Assessore al Welfare Regione Lombardia

 

IL PAZIENTE CRONICO: LA LOMBARDIA SE NE PRENDE CURA

Con la dgr X/6551 del 4 maggio 2017 “Riordino della rete di offerta e modalità di presa in carico dei pazienti cronici e/o fragili in attuazione dell’art. 9 della legge regionale N. 33/2009”, vengono poste le basi per attivare, con progressiva messa a regime, le modalità innovative di presa in carico dei pazienti basate sul sistema di classificazione delle malattie croniche già definito con la precedente dgr X/6164 del 30 gennaio 2017 e scaturito dall’analisi dei dati sulla domanda di prestazioni rilevati in serie storica.

Tutto ruota intorno al nuovo modello di cura dei 430 mila cronici milanesi (oltre tre milioni in tutta la Lombardia), che dal prossimo inverno avranno diritto ad avere un «piano di assistenza individuale»

In teoria, nessuno di loro dovrà più preoccuparsi di prenotare gli esami necessari a tenere sotto controllo la malattia, ricordarsi le date dei controlli, fare salti mortali per fissare una visita specialistica.

Per loro il sistema sociosanitario regionale prevede una piccola rivoluzione, centrata su un'organizzazione nella quale il paziente venga costantemente accompagnato e affiancato nel piano di cura, integrando e pianificando tutte le prestazioni di cui avrà bisogno e creando presidi sul territorio in grado di garantire, per esempio, le cure a seguito delle dimissioni ospedaliere sia a domicilio che in strutture dedicate, la riabilitazione e il monitoraggio.

Nei prossimi mesi, ogni paziente cronico riceverà una lettera, inviata dalla ATS (ex Asl) del suo territorio.

Nel documento, a seconda della patologia del malato, saranno indicati i medici di famiglia e gli ospedali della zona tra i quali il paziente potrà scegliere per essere "preso in carico".

Ma chi è che si prende in carico il paziente?

Titolare del percorso di presa in carico è il Gestore, cioè il soggetto che garantisce il coordinamento e l’integrazione tra i differenti livelli di cura e tra i vari attori coinvolti.

Il gestore in particolare:

  • sottoscrive il patto di cura con il paziente e redige il Piano Assistenziale Individuale (PAI);

  • prende in carico proattivamente il paziente, anche attraverso la prenotazione delle prestazioni;

  • eroga le prestazioni previste dal PAI, direttamente o tramite partner di rete accreditati;

  • monitora l’aderenza del paziente al percorso programmato.

Possono svolgere ruolo di gestore:

  • le strutture accreditate e a contratto con il Sistema Sociosanitario Lombardo;

  • le cooperative di Medici di Medicina Generale/Pediatri di Libera Scelta;

  • un singolo Medico di Medicina Generale/Pediatra di Libera Scelta può svolgere funzione di co-gestore, in affiancamento alla funzione di gestore esercitata da una struttura erogatrice accreditata e a contratto.

Al convegno in Regione Lombardia sono intervenuti tutti gli attori coinvolti:

I rappresentanti delle ASST, ATS città di Milano, Associazione Gestori Servizi sociosanitari e cure Post Intensive della Lombardia, Associazione Italiana Ospedalità Privata, Cooperativa Medici Milano Centro, Federfarma Lombardia e Federazione nazionale IPASVI (infermieri).

Quasi tutti hanno accolto con entusiasmo il progetto della nuova riforma riportando le testimonianze di quello che è già stato attuato e sperimentato in questi mesi. Il nodo principale della discussione riguarda quelle che saranno le difficoltà in riferimento al numero dei pazienti rispetto ai centri di presa in carico, le tempistiche, la voglia di collaborazione effettiva tra le parti e i pazienti con polipatologia. Un altro problema da non sottovalutare quello della condivisione delle agende informatiche, la necessità un software uguale per tutti, la possibilità di fare telemedicina e teleconsulto così da agevolare soprattutto le strutture nei piccoli centri.

I medici di base, per ora, restano molto titubanti nei confronti di questa riforma. I dottori potevano scegliere fra tre strade: essere loro i «gestori» del malato cronico (se riuniti in cooperativa); partecipare al percorso di cura dei loro assistiti come «co-gestori» (se in ambulatorio singolo); oppure decidere di restare ai margini. Purtroppo è prevalsa la terza opzione.

E’ stato fatto notare al vice segretario Nazionale della FIMMG che la maggior parte dei Medici di Medicina Generale ha studi aperti 4 ore al giorno. Ciò comporta che se il malato sta male, in orari in cui l’ambulatorio è chiuso, deve rivolgersi necessariamente ad un pronto soccorso. Se i medici fossero riuniti in cooperative, si potrebbe arrivare anche all’apertura di ambulatori fino a 12 ore.

Questa non adesione al progetto porterà i medici di famiglia allo sconsigliare il proprio malato cronico all’adesione di presa in carico da parte di un ospedale accreditato.

Per loro, il tutto rischia di danneggiare il Cittadino, privandolo del rapporto di fiducia duale Medico-Paziente.

Coloro che soffrono di ipertensione, diabete, ipercolesterolemie, cardiopatie, scompenso cardiaco, ipotiroidismo e di tutte le altre patologie croniche (complessivamente ce ne sono sessantacinque tipi) rappresentano il 30 per cento degli assistiti. Ora la sfida passa per gli ospedali. Il «gestore» dovrà offrire innanzitutto un call center dedicato e un centro servizi in grado di rispondere ai problemi quotidiani e pianificare il percorso di cura sul medio-lungo periodo.

La critica va al fatto che il paziente cronico avrà a che fare con due figure: il gestore per la sua cronicità e il medico di famiglia per tutto il resto. Vero è che il medico può candidarsi al ruolo di gestore ma soltanto per i pazienti con una sola patologia cronica (quasi due milioni di lombardi). Gli altri dovranno necessariamente avere a che fare con due figure.

Naturalmente, visto che il gestore può essere anche un privato accreditato, un’altra critica è quella di dare il tutto in mano ai privati. Il loro rappresentante, sostiene che i 300 centri erogatori privati sono pronti. Ha chiesto solo di iniziare il tutto non da pazienti di livello 1 (quelli più gravi) ma da quelli di livello 3.

Vediamo i livelli:

Livello 1. fragilità clinica e/o funzionale con bisogni prevalenti di tipo ospedaliero, residenziale, assistenziale a domicilio;

Livello 2. cronicità polipatologica con prevalenti bisogni extra-ospedalieri, ad alta richiesta di accessi ambulatoriali integrati/ frequent users e fragilità sociosanitarie di grado moderato;

Livello 3. cronicità in fase iniziale prevalentemente monopatologica e fragilità sociosanitarie in fase iniziale a richiesta medio-bassa di accessi ambulatoriali integrati e/o domiciliari /frequent users;

Livello 4. soggetti non cronici che usano i servizi in modo sporadico (prime visite);

Livello 5. soggetti che non usano i servizi, ma sono comunque potenziali utenti sporadici

Come già detto, per i Livelli 1 e 2 il nuovo modello lombardo prevede di affidare la gestione del paziente direttamente alle strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private accreditate.

I livelli 3, 4 e 5 restano invece sotto la responsabilità diretta dei medici di famiglia e alle strutture territoriali.

 

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Il referente dell’ ATS (Agenzie di Tutela della Salute) Milano ha detto, invece, che le ATS avranno un ruolo fondamentale: valuteranno e selezioneranno i Gestori più adatti alla presa in carico dei singoli assistiti attraverso specifici bandi. Sarà sempre la ATS (cui spetta anche verifica e monitoraggio) a fornire informativa al paziente relativamente ad un numero di Gestori per la presa in carico per la successiva libera scelta da parte del paziente.

Federfarma dal canto suo, ha fatto notare che loro sono il primo punto di riferimento dei malati cronici con i farmaci. Quindi anche le farmacie potrebbero favorire la presa in carico del paziente.

Sono intervenuti alla tavola rotonda i rappresentati delle associazioni di medici di alcune malattie croniche: diabetologia, neurologia, oncologia e cardiologia.

Tutti hanno ribadito il fondamentale bisogno di interazione tra tutti gli specialisti coinvolti nella cura del paziente cronico, l’importanza del lavorare in equipe. Saranno necessari e indispensabili una raccolta dati completa, il bisogno di continuità assistenziale, controllare che il malato “aderisca” alla terapia senza abbandonare la cura.

Punto critico: chi prenderà il sopravvento su un malato polipatologico, quale medico? un medico sarà consulente o clinical menager? Quale patologia sarà più importante? Non di facile risposta.

Non si potrà poi parlare di standardizzazione del PAI, ogni paziente dovrà avere una cura diversa, individualizzata. Quindi il PAI, andrà singolarmente adattato, specie nell’oncologia.

E’ stato più che ribadito il punto riferito alla telemedicina, anche per i consulti e il supporto organizzativo per gli appuntamenti. Molti pazienti vengono persi per strada per le tempistiche degli appuntamenti o per la difficoltà a capire come o cosa fare in determinate situazioni (si parla nello specifico dei pazienti anziani).

Il progetto è l’inizio di un percorso a lungo termine, l’assessore Giulio Gallera parla di 4 o 5 anni. Da quello che ho sentito oggi sembra una cosa buona, anche se con tante cose da rivedere e altre da costruire, ed è inevitabile che solo vivendo il progetto si potrà sempre di più migliorarlo.

Le linee guida sono state dettate, sta ora a tutti e dico tutti, collaborare per il bene del paziente.

 

Alina Migliori

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Ottobre 2017 16:25
 

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